Ovviamente si parte dai takoyaki
Non poteva essere altrimenti.
I takoyaki sono una delle specialità simbolo di Osaka: piccole sfere di pastella cotte nell’apposita piastra e preparate, secondo la tradizione, inserendo un vero pezzo di polpo all’interno di ogni pallina.
E qui ho finalmente capito la differenza.
Di takoyaki ne avevo già mangiati diversi in Italia, ma mai così. Quelli di Minamoto hanno all’interno dei bei pezzi di polpo, grandi, consistenti e perfettamente riconoscibili. Non un ripieno in cui devi andare alla ricerca del polpo: mordi il takoyaki e il pezzo di polpo c’è. E si sente.
Vengono preparati al momento e arrivano bollenti, morbidi e quasi cremosi all’interno, con il contrasto del polpo che mantiene invece la sua consistenza.
Pazzeschi. Senza troppi giri di parole, sono probabilmente i migliori takoyaki che abbia mangiato finora.
E considerando che Koji è originario proprio di Osaka, direi che il nome Takoyaki Minamoto non è stato scelto a caso.
E poi abbiamo iniziato ad ordinare…
Ovviamente non ci siamo fermati ai takoyaki.
Abbiamo iniziato con un onigiri al tonno, semplice ma fatto davvero bene. E forse proprio con piatti così semplici si capisce quanto conti la qualità: riso, ripieno e poco altro, quindi non c’è molto dietro cui nascondersi.
Poi sono arrivate le melanzane con carne macinata, uno dei piatti fuori menù che mi ha piacevolmente. Saporite, morbide e con quel gusto pieno che ti fa continuare a prenderne “solo un altro pezzetto” finché improvvisamente il piatto è vuoto.
Ma la portata più importante è stata il donburi di karaage.
Il donburi è uno dei grandi comfort food della cucina giapponese: una ciotola di riso sulla quale vengono serviti carne, pesce o altri condimenti. In questo caso il protagonista era il karaage, il classico pollo fritto giapponese.
Croccante fuori, morbido e succoso dentro, saporito senza risultare eccessivamente pesante. Insieme al riso diventa uno di quei piatti semplicissimi sulla carta ma tremendamente soddisfacenti.
E sì, la porzione è decisamente generosa.
Non il solito ristorante giapponese
È probabilmente questa la cosa che mi è piaciuta di più di Takoyaki Minamoto.
A Torino ormai trovare un ristorante giapponese non è certo difficile. Trovare invece un posto dedicato a una cucina giapponese più casalinga e da street food, con piatti che normalmente non compaiono nei menù dei classici sushi restaurant, è tutta un’altra storia.
Qui si viene per mangiare takoyaki, karaage, donburi, onigiri e per scoprire un lato diverso della cucina nipponica.
Il locale è minuscolo, quindi prenotare è praticamente obbligatorio, soprattutto nel weekend. Ma le dimensioni fanno anche parte dell’esperienza: pochi posti, ambiente informale e la sensazione di essere capitati in una piccola gastronomia giapponese più che in un ristorante costruito per sembrare tale.
Io sono uscita decisamente soddisfatta.
Abbiamo mangiato davvero bene, mi è piaciuto praticamente tutto quello che abbiamo ordinato e soprattutto è uno di quei posti in cui, già mentre stai finendo di mangiare, inizi a guardare il menù pensando a cosa potresti provare la prossima volta.
E direi che questo, per me, rimane uno dei migliori segnali possibili.
Ci tornerei? Assolutamente sì.